Lettera di Colombo a Castagnetti 30 marzo 2001

Caro Segretario,

mi è pervenuto ieri notte il tuo messaggio con il quale mi dai notizia che nel corso delle difficili trattative intercorse non sei stato in condizione di chiedermi la disponibilità per una candidatura al Senato. Questa, tu dici, "avrebbe aggiunto all'onore a al piacere di averti tra noi come padre fondatore della gloriosa esperienza del cattolicesimo politico italiano, oltrechè come padre costituente della Repubblica, tra i più autorevoli, anche il privilegio di godere ancora, in sede parlamentare, della tua preziosa esperienza e sapienza per una legislatura prevedibilmente non facile".

La candidatura al Senato da me a te richiesta aveva proprio l'obiettivo di verificare se attraverso il voto degli elettori fossi potuto entrare nel Senato ove siedono tanti della mia generazione e continuare a dare il mio apporto alla non facile situazione politica italiana.

Le cortesi parole di apprezzamento e di stima, di cui pure ti ringrazio, non solo tali da farmi ritenere le decisioni assunte come inevitabili e la scelta accettabile.

Dopo la lunga esperienza nella Democrazia Cristiana, di cui sono orgoglioso, dopo aver partecipato alla fondazione del Partito Popolare, dopo aver nel 1995 con la mia azione determinante, evitato la deriva a destra del Partito Popolare stesso per riaffermare una visibile posizione di centro, dopo l'esclusione, non motivata, nelle liste per le elezioni politiche del 1996, questa mia decisione mi dà la certezza della inutilità, se non della indesiderabilità, della mia militanza nel Partito Popolare.

Per queste ragioni, desidero comunicarti la mia determinazione di lasciare, con profondo dolore, quella che ritenuto la "mia casa" di sempre. Restano intatte le mie convinzioni politiche: quelle per le quali ho combattuto dalle prime elezioni democratiche per la Costituente nel 1946, che ho ritenuto di confermare aderendo al Partito Popolare Italiano e che chiaramente esposto prendendo posizione nel già ricordato Consiglio Nazionale dell'11 marzo 1995.

Resterò fedele a queste posizioni. E' mia convinzione, come già di recente dichiarai, che tutto quanto avviene, e anche questo episodio che mi riguarda, nasce dal disagio, anzi dal travaglio che attraversa il movimento politico dei cattolici italiani nella ricerca di una posizione che li accomuni nel loro servizio allo Stato, alle Istituzioni, alla comunità, alla fedeltà ai loro ideali sulla base dell'alata tradizione culturale e delle esperienze politiche che hanno segnato la loro storia.

A te ed a tutti voi il mio più cordiale saluto ed i sentimenti di una amicizia personale che non si attenuano.