Associazione del Trattato Atlantico
45
a Assemblea Generale
Strasburgo, Parlamento Europeo, 18-23 ottobre 1999
Verso una Europa responsabile in una Alleanza Atlantica rinnovata
Emilio Colombo

Presidente del Comitato Atlantico Italiano

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La nuova agenda transatlantica: allargamento de l'Unione e allargamento della NATO"
 

   La realizzazione della 45esima Assemblea Generale ’Association du Traité Atlantique presso un’Istituzione così significativa come quella del Parlamento Europeo, rappresenta un momento di particolare rilevanza per esaminare gli impegni che l’agenda transatlantica riserva all’Europa e riflettere sulle sfide da superare per portare a compimento i processi di allargamento dell’Unione e della NATO.

Quest’Assemblea Generale celebra i 50 anni dell’Alleanza Atlantica. Tra pochi giorni ricorrerà l’anniversario dei 10 anni della caduta del Muro di Berlino.

La guerra in Kosovo, quella in Cecenia, tuttavia, ci rivelano come questo decennio - che si accinge a concludere il presente secolo e con esso il millennio - sia gravato al suo tramonto da crisi ed instabilità così come lo fu agli albori.

Crisi ed instabilità che oggi solo per il 13% hanno natura interstatuale, mentre per l’87% originano all’interno degli Stati, per motivi etnici, religiosi, nazionalismi esasperati, disparità economiche.

Da ciò è derivata una più ampia accezione del concetto di “sicurezza”, che non si esaurisce più nella sola connotazione militare di “statica” difesa del territorio, ma che viene ad assumere oggi un carattere “dinamico”, che richiede necessariamente interventi esterni per far fronte a rischi di natura polidirezionale e con rilevanti nuove dimensioni politiche, economiche e sociali.

La caduta del Muro di Berlino e le profonde trasformazioni intervenute negli anni novanta sullo scenario europeo, ci hanno inoltre offerto una nuova dimensione dell’Europa. Un’Europa che si fonda sui principi della libertà, della democrazia, del libero mercato e dei diritti umani e civili. Valori e principi che storicamente accomunano i Paesi dell’Europa occidentale con quelli dell’Europa centrale e sudorientale, ma alla cui condivisione questi ultimi erano stati sottratti dall’imposizione di una Cortina di Ferro.

In tale mutato quadro geopolitico e strategico, la NATO e l’Unione Europea hanno posto in essere strumenti e fori di cooperazione con le nuove Democrazie dell’Europa centrale e sudorientale, al fine di estendere la stabilità, prevenire e gestire le crisi, allargare l’area del libero scambio.

Nuovo concetto strategico, NATO, Roma 1991

                L’OTAN è quella che con maggiore tempestività ha risposto alle nuove sfide del mutato scenario internazionale adottando già nel Vertice di Roma del 1991 un Nuovo Concetto Strategico. La costituzione del Consiglio di Cooperazione del Nord Atlantico (NACC), il varo del programma del Partenariato per la Pace — PfP (1994), l’Atto Fondatore dei rapporti OTAN-Russia ed il Consiglio Permanente Congiunto, la Carta per il Partenariato specifico con l’Ucraina, il Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico — EAPC (1997), rappresentano gli strumenti cooperativi che hanno dato attuazione a tale nuova visione strategica.

                Una visione che prefigurava l’allargamento dell’Alleanza, attraverso un processo evolutivo e di “porta aperta” che ha consentito a (quelli più ricchi!) Polonia, Cechia ed Ungheria di sedere a pieno titolo al tavolo del Consiglio Atlantico tenutosi in occasione del Vertice di Washington dell’aprile scorso.

                L’allargamento dell’Alleanza, tuttavia, non potrà disattendere e non dare risposte alle analoghe legittime aspirazioni di altri Paesi candidati, e garantire con una continuità, anche geografica, la stabilità di quelle regioni meridionali e mediterranee che appaiono le più soggette a turbolenze.

È necessario riconoscere che il centro strategico dei nuovi rischi e le sfide alla sicurezza euro-atlantica si è spostato verso la regione meridionale, che comprende il triangolo strategico composto dall’Europa sud-orientale, il Vicino e Medio Oriente con le aree contigue del Caucaso e del Golfo Persico, ed il Mediterraneo con le adiacenze nord africane.

Il Dialogo mediterraneo avviato dalla NATO (gennaio 1994) con sei Paesi della regione (Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Mauritania, Tunisia) ed il Partenariato Euromediterraneo varato dall’Unione Europea con la Conferenza di Barcellona (novembre 1995), volto alla creazione entro il 2010 di un’ampia zona di libero scambio fra tutti i Paesi del bacino, rispondono entrambi a tale logica.

 Tali iniziative completano la dimensione e l’azione esterna delle istituzioni europee ed atlantiche, già impegnate nell’allargamento verso Est e nel rafforzamento della sicurezza collettiva nei Balcani, creando una sinergia opportuna ed anzi indispensabile, fra gli interessi politici, economici e di sicurezza.

Gli obiettivi strategici verso Est e verso Sud si rafforzano e si completano a vicenda, fornendo una dimensione globale degli interessi euro-atlantici. Ciò richiede, peraltro, la ricerca di un corretto equilibrio nei processi di allargamento e di cooperazione delle istituzioni euro-atlantiche i quali, senza creare competizioni tra Est e Sud, dovranno assegnare adeguata rilevanza alle prospettive mediterranee.

In un mondo che si viene caratterizzando per la sua globalizzazione economica e le aperture culturali, appare difatti difficile immaginare l’esistenza di una “fortezza” euro-atlantica, aperta verso Est e chiusa a Sud, con il Mediterraneo come barriera.

Né tali barriere potranno trovare fondamento nelle diversità dì credo o    di religione. In tal senso, alcuna pregiudiziale ad una prossima piena integrazione nelle Istituzioni europee potrà porsi nei confronti di un Paese come la Turchia, cerniera tra Oriente ed Occidente, che potrà esercitare un ruolo strategico anche nella cooperazione tra Nord e Sud.

L’allargamento dell’Europa, tuttavia, richiede un “allargamento” delle responsabilità, che. dovranno essere unitariamente assunte anche nel campo della politica, della sicurezza, della giustizia.

Occorre, difatti, un forte recupero di quelle profonde motivazioni politiche che animarono i disegni di unità di De Gasperi, Adenauer, Shumann, Monnet, i quali non furono concepiti affinché si esaurissero nell’Europa della “moneta”.

Il raggiungimento della moneta unica rappresenta un grande traguardo, non solo economico. L’essere riusciti a coordinare e rendere omogenei gli elementi fondamentali delle economie di ciascun Paese rappresenta indubbiamente un rilevante successo politico.

Tuttavia se l’Unione vuole “organizzare” l’Europa e dare risposte ai gravi problemi dei diritti umani e delle minoranze, dovrà dotarsi anche di un efficace “pilastro” di Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC).

 Dopo l’Europa della “moneta” si tratta, pertanto, di costruire l’Europa della diplomazia e della difesa, per affermare, estendere e difendere i valori europei e per garantire o ripristinare la pace violata.

Mi sia consentito, in proposito, rinverdire alcuni ricordi personali in relazione agli inizi del processo evolutivo delle istituzioni comunitarie che ha portato al Trattato di Maastricht.

L’iniziativa italo-tedesca per il rilancio dell’Unione Europea, nata nel 1981 come proposta del collega Genscher e mia, avanzava soluzioni concrete per superare la paralisi nella quale si trovavano le istituzioni comunitarie, vincolate dalla limitatezza delle competenze previste dal Trattato di Roma.

11 cosiddetto “Atto Colombo-Genscher” sfociò nella Dichiarazione Solenne di Stoccarda sull’Unione Europea del 19 giugno 1983, con esiti più limitati rispetto a quelli da noi inizialmente auspicati, ma i risultati finali del processo allora avviato ci hanno poi dato ragione nella sostanza.

L’elaborazione della Dichiarazione solenne di Stoccarda valse, infatti, a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità del rilancio dell’Europa e, a sua volta, costituì la piattaforma per l’Atto unico del 1986.

Affermando per la prima volta il principio secondo cui “esprimendosi all’unisono in politica estera, anche su aspetti politici della sicurezza, l’Europa può contribuire al mantenimento della pace”, la Dichiarazione di Stoccarda, oltre a porre le basi per il rafforzamento della cooperazione politica, legò la stessa al “coordinamento delle posizioni degli Stati membri sugli aspetti politici ed economici della sicurezza, per

promuovere ed agevolare lo sviluppo progressivo di tali posizioni ... in un numero crescente di settori della politica estera”.

Fu allora che si affermò, quindi, per la prima volta, la necessità di un allargamento della politica estera comune alle politiche di sicurezza.

Tali proponimenti allora sembrarono a qualcuno velleitari, ma oggi, è legittimo affermare che così non è stato.

Le enunciazioni del Trattato di Maastricht (1991) e quelle del Trattato di Amsterdam (1997), le recenti accelerazioni in questo senso impresse dall’accordo anglo-francese di Saint-Malo (dicembre 98) e dal Consiglio Europeo di Colonia (giugno 1999), danno oggi forma concreta alla Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) ed al conseguente sviluppo di una Identità Europea di Sicurezza e Difesa (ESDI).

La nomina di Javier Solana quale Monsieur PESC rappresenta, inoltre, un forte segnale di continuità e complementarità fra le politiche di Sicurezza e Difesa della NATO e dell’Europa, che devono integrarsi per costruire un rapporto transatlantico più equilibrato, negli oneri e nelle responsabilità.

La costruzione dell’Identità Europea di Sicurezza e Difesa (ESDI) rappresenta, difatti, un cardine fondamentale del Nuovo Concetto Strategico adottato dall’Alleanza Atlantica a Washington, che venuto meno il diaframma dell’Unione dell’Europa Occidentale (UEO). Riconosce per la prima volta nell’Unione Europea il proprio interlocutore diretto per la Sicurezza e Difesa dell’Europa.

Tale Identità di Sicurezza e Difesa dovrà tuttavia evitare le cosidette 3 D: ovvero no unecessary Duplication, no Decoupling, no Discrimination. Ad essa dovrà fare riscontro un’iniziativa delle Capacità di Difesa (DCI) affinché l’Unione Europea disponga di adeguate capacità operative e militari al servizio di una Politica Estera e di Sicurezza Comune.

Non vi può essere Identità senza Capacità. E’ la prima che si fonda sulle seconde e non viceversa.

L’Identità Europea di Sicurezza e Difesa non è, e non può essere, una sola enunciazione politica od un progetto istituzionale.

Così com’è stato essenziale definire ed adottare criteri di convergenza finanziaria per la realizzazione dell’Euro, sarà altrettanto necessario riflettere su opportuni criteri di convergenza per la costruzione della Sicurezza e Difesa Europea.

Ciò, in particolare, impone che i Paesi candidati a far parte degli Stati Uniti d’Europa adempiano anch’essi pienamente a tali obblighi e contribuiscano in maniera attiva e concreta alla costruzione di un’Unione dotata di organi efficaci.

Superato lo schema di un’Europa intesa come un’Unione delle Banche centrali, occorrerà, peraltro, riflettere con attenzione su quale dovrà essere l’organo che abbia la competenza di aggiungere il dato politico a quello economico, ovvero in grado di indirizzare e decidere la politica dell’Unione della nuova Europa.

L’esperienza dirà se, fermo restando l’allargamento a pieno titolo a tutti i Paesi candidati, non sarà necessario determinare criteri che individuino dei Paesi, quali quelli Fondatori, in grado di imprimere vigore politico all’Unione Europea. 

 Il Vertice di Washington ed il Consiglio Europeo di Colonia hanno definito gli impegni dell’agenda transatlantica e la necessità della costruzione di un’Europa più responsabile e politicamente unita.

In un dibattito al Parlamento italiano del 1950, il Primo Ministro, Alcide De Gasperi affermò: “Qualcuno ha detto che la federazione europea è un mito”. È vero, ammetteva De Gasperi, ma “quale mito dobbiamo dare alla nostra gioventù per quanto riguarda i rapporti fra Stato e Stato, l’avvenire della nostra Europa, l’avvenire del mondo, la sicurezza, la pace, se non questo sforzo verso l’unione? Questo mito è mito di pace; questa è la pace, questa è la strada che dobbiamo seguire”.

La presenza a questa Assemblea Generale dell’A.T.A. di un numero crescente di giovani aderenti alla nostra Youth ATA e di partecipanti al programma studentesco Gutenberg, rafforza ancor più, dopo mezzo secolo, il valore di quelle parole.

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