|
|
|
"La stanza di Montanelli" |
|
Caro Montanelli, Sui giornali del Sud ho letto, in occasione del suo possibile ritiro dalla politica, parecchi articoli su Emilio Colombo, alcuni dei quali lo presentano come una delle grandi figure della Prima Repubblica, altri come un comprimario se non addirittura un quaquaraquà che non riuscì mai, nella corsa al potere, a raggiungere posizioni autonome e di preminenza. Io, lucano di 31 anni, gli ultimi dei quali vissuti fra Veneto e Piemonte, di Colombo ho sentito qualche volta il nome. Ma sono sicuro che lei lo ha conosciuto. E siccome in questi giorni si parla, fra noi "terroni", parecchio di lui, vorrei saperne qualcosina di più. Se non sbaglio, fu anche presidente del Consiglio. Antonio D'antonio Caro D'Antonio, No, non sbaglia. Colombo fu effettivamente presidente del Consiglio nel 1970. E fra i pochi ritagli che ho conservato ritrovo il commento - ritratto che gli dedicai: "Compiangiamo i nostri colleghi preposti alla decifrazione dei fatti politici, che ora devono spiegare al lettore perché Colombo è riuscito la dove Andreotti ha fallito. Motivi di schieramento non se ne possono invocare. Non osiamo dire che fra i due personaggi ci sia concordanza ideologica perché in quella interminabile notte dei lunghi coltelli cui da un pezzo si è ridotta la politica della DC, l'ideologia non c'entra più nemmeno come comparsa. Ma c'è - o meglio - una certa concordanza di posizioni. Appartengono alla stessa generazione. Entrambi sono uomini soprattutto di potere. Entrambi stanno con un piede dentro la maggioranza e l'altro fuori. Entrambi sono talmente ambidestri - o ambisinistri - da mettere i imbarazzo una pantalonaia. In fine hanno in comune la cosa più importante: gli odi che, in un partito come quello - ma forse anche negli altri - contano più degli amori". Ma lasciamo le contingenze politiche, e veniamo all'uomo Colombo. Di origini umilissime, Colombo fu ragazzo - prodigio che, come i ragazzi prodigio, sembrava destinato a essere un prodigio solo fin quando era un ragazzo, invece lo rimase anche dopo essere sbucato di sotto la tonaca del Vescovo di Potenza, sua patria, che lo aveva fatto studiare nel locale seminario. Fu subito naturalmente democristiano. E a metterlo in orbita fu non ricordo quale congresso - ma certamente uno dei primi del dopoguerra - del partito, dove prese la parola sui problemi economici del paese. E sbalordì l'uditorio per due cose. Prima di tutto per il suo italiano terso e senza la minima traccia di accento lucano; e poi per la disinvoltura con cui trattava la materia. Tutti credevano che l'unica economia con cui poteva avere dimestichezza fosse quella dei caciocavalli; e invece è tra le capre del profondo sud sembrava nato fra le banche e gli altiforni della Ruhr. Era, ed è sempre rimasto, un personaggio "costruito", ma con tale meticolosità che nessuno riesce a capire in che stoffa sia ritagliato. Una volta mi scappò detto che questo lucano è in realtà un inglese che non porta l'ombrello perché se l'è mangiato, e lui ci si divertì. Certo, di stampo britannico è il suo impavido auto - controllo. I suoi vestiti sono studiati come i suoi modi e gesti. Perfino la sua voce, dal timbro sempre uguale di campana ovattata, è impostata "di scuola" come lo era, indimenticabile, di Ruggero Ruggeri. Di lui non è mai stata registrata né una risata a gola spiegata, né uno scoppio di collera a cazzotto sul tavolo. Solo quando Piccoli, segretario del partito, gli scrisse una lettera di sgarbata censura, parve per un attimo che si lasciasse sopraffare dall'ira, affrontò l'avversario con i pugni chiusi e il viso stravolto, gli grido occhi contro occhi, anzi mento contro cappello: "Sai cosa ti dico? Ti dico…". Tutti trattennero il fiato aspettando che dalla bocca uscisse - finalmente - qualche parola grossa e pesante. E invece ne uscì soltanto, su un tono di voce degradante verso il bisbiglio, un "Calma !… Calma!…". E su questo, avendo recuperato la sua , si allontanò. Colombo fu, a più riprese, un eccellente ministro delle Finanze e del Tesoro, e un rispettatissimo negoziatore al tavolo europeo. Ma i neo - democristiani credono di non avere bisogno di uomini della sua esperienza, competenza e inaccettabilità. Il che dimostra la loro miseria. Scritta appena ieri L'evoluzione della tecnica nel campo delle comunicazioni,
della televisione (…) potrà porre la società di domani di fronte ad un
fenomeno che gli esperti cominciano a chiamare "inquinamento da eccesso di
informazioni" Di fronte a fatti così nuovi dobbiamo cominciare a
riflettere e mi sembra che la via più sicura sia quella di pensare sempre
all'uomo, alla sua integrità spirituale e morale. Di fronte ad un eccesso di
comunicazioni immediate e continue, l'unico controllo possibile sarà
soprattutto la coscienza di ciascuno. |
Pagina aggiornata al 01/02/2008 | Tutti i diritti riservati | Visitatore n.
