Il rilancio dell'Unione Europea:
L’Atto Colombo- Genscher
  

L’idea di “Unione europea” ha le sue origini nei fondamenti stessi della Comunità. La componente Unione politica di quest’idea è stata formulata al vertice di Parigi del 1972, e da allora ha seguito il suo corso, con alterne vicende, rilanciata prima dal rapporto Tindemans poi dall’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto. I tentativi di rilancio hanno spesso coinciso con periodi di crisi, e non è certo un caso se i nuovi sforzi che vengono compiuti da oltre un anno — soprattutto in seno al Parlamento europeo — sono iniziati proprio nel momento in cui, con il mandato convento alla Commissione il 30 maggio 1980, la Comunità ha rimesso in questione se stessa. 
Quanto all’iniziativa italo-tedesca questa ha le sue origini in un discorso pronunciato nel gennaio scorso dal ministro degli esteri tedesco Genscher che, in veste di presidente del partito liberale (FDP) aveva proposto un rilancio mediante un potenziamento, nel quadro dell’unione europea, della cooperazione politica e della sicurezza.
Tale piano è stato ora in parte ripreso dal governo federale, nonché dall’Italia, la quale, parallelamente, ha voluto anch’essa di cercar convincere i suoi partner della necessità di compiere dei progressi. 

Con lettere del 6 e del 12 novembre, i governi tedesco e italiano hanno dunque sottoposto agli altri Stati membri, nonché al Parlamento europeo e alla Commissione, un progetto di “Atto europeo” e un progetto di “dichiarazione sull’integrazione economica”. L’Atto europeo non vuole essere né un nuovo trattato, ne un documento rigido, per quanto solenne; esso formula un certo numero di principi, ed enumera una serie dì adattamenti delle Strutture esistenti.
I due progetti sono stati illustrati al Parlamento dai loro promotori, i ministri Genscher e Colombo, il 19 novembre.

Nel presentare i progetti, il ministro Genscher ha dichiarato in particolare:

“I problemi economici che ci troviamo a dover affrontare interessano i fondamenti stessi delle nostre democrazie e della Comunità europea. Non possiamo tuttavia concentrare i nostri sforzi unicamente sulle questioni economiche. Al contrario, dobbiamo concentrare la nostro attenzione sul grande disegno dell’unificazione politica dell’Europa. Solo nell’ambito di questo disegno noi potremo infatti trovare la forza di agire in modo solidale e di prendere decisioni, anche nel settore eco­nomico, che non siano semplici palliativi ma vere soluzioni. 
L’iniziativa italo-tedesca per l’Unione europea è al servizio di questo obiettivo. Essa non può sostituire gli sforzi che devono essere effettuati per risolvere i problemi economici attuali, ma deve accompagnarli, completarli e dar loro la dimensione politica. La nostra iniziativa comporta fondamentalmente tre aspetti: Primo: essa deve porre in evidenza il grande obiettivo politico dell’unificazione europea.  Secondo: l’Atto europeo deve creare un quadro globale per i cinque grandi settori istituzionali della cooperazione. Noi vogliamo così preservare quanto è stato acquisito, ufficializzare e consolidare talune prassi non scritte della cooperazione, imprimere impulsi per sviluppare ciò che si è fatto finora e, soprattutto, favorire la cooperazione e la coesione tra le istituzioni interessate. Per questo l’Atto contiene delle proposte volte ad esempio a sviluppare a cooperazione politica e chiede che le strutture decisionali della Comunità e della cooperazione po­litica siano raggruppate sotto la responsabilità del Consiglio europeo.
È estremamente importante: potenziare le funzioni di codecisione e di controllo del Parlamento. Il miglioramento dei processi decisionali europei costituisce un altro importante obiettivo. Noi chiediamo in particolare che il Consiglio ritorni, nella prassi, alla regola dell’adozione delle decisioni a maggioranza. come pre­visto dai Trattati, e che gli “interessi vitali” vengano ormai invocati soltanto eccezionalmente. Terzo: tutte le proposte che ho or ora formulato mirano a conglobare nel quadro dell’unificazione europea ciò che è stato fiuto fino ad oggi e a sfruttarne le possibilità di sviluppo. Noi sappiamo che dobbiamo procedere con prudenza, ma riteniamo che non si possa rinunciare ad includere la dimensione politica ed economica della sicurezza europea nella futura politica esterna comune. Questa comprende: l’analisi comune dei pericoli mon­diali e regionali per la sicurezza della Comunità; lo sviluppo di politiche globali e attive dei Dieci volte a pre­venire tali pericoli e a contribuire cosi a garantire la sicurezza economica della Comunità e il suo approvvigionamento di energia e di materie prime; il miglioramento della capacità dei Dieci di reagire, di concerto con altri. alle crisi mondiali conformemente all’interesse comune; infine e soprattutto, l’attuazione di una politica paneuropea, audace, dei Dieci, che nonostante la divisione del nostro continente conduca. mediante il dialogo e la cooperazione, mediante l’instaurazione della fiducia e il controllo degli armamenti e il disarmo. ad una stabilità concorde fondata sull’equilibrio delle forze, e insomma ad un ordinamento pacifico europeo, di cui l’Europa deve tracciare le dimensioni politiche ed economiche. 
Abbiamo liberalmente limitato il progetto di Atto europeo alle proposte che sicuramente possono oggi costituire oggetto di un consenso fra gli Stati membri. Non abbiamo anticipato giudizi su ciò che è auspicabile. ma ci siamo al contrario sforzati di formulare ciò che è attuabile... ”.

Nel suo intervento, il ministro Colombo ha posto soprattutto l’accento sul legame inscindibile ira l’elemento “politico” e quello “economico”, che entrambi devono convergere in una strategia propria dell’Europa. Il ministro italiano ha dichiarato in particolare:
Proponiamo di rilanciare l’integrazione europea, di rafforzare le istituzioni e di migliorare il processo decisionale, di promuovere e sviluppare maggiormente il processo pragmatico di cooperazione politica fra i nostri dieci paesi, per rendere sempre più generale la cooperazione nei settori della sicurezza, della cultura, del diritto, per avvicinare l’obiettivo di fondo dell’Unione europea, secondo una impostazione organica in cui gli aspetti politici ed economico-sociali dovrebbero rafforzarsi a vicenda”.
Quanto alle relazioni interistituzionali, il ministro Colombo ha accennato in modo molto preciso all’estensione del ruolo del Parlamento prevista nell’Atto europeo:
“Il Parlamento europeo entra in questo disegno per la forza che gli deriva dal suffragio popolare. Nella stesura del progetto avevamo ben presenti le indicazioni provenienti dal Parlamento: lo prova l’ampiezza delle misure proposte ... per accrescere la partecipazione del Parlamento europeo all’impresa comune ... la procedu­ra di concertazione, che prefigura una struttura di codecisione col Consiglio, viene estesa”.

Dopo le dichiarazioni dei ministri Genscher e Colombo si è aperto un dibattito nel corso del quale la maggior parte dei gruppi politici ha espresso un giudizio favorevole, pur con alcune riserve.

Il gruppo socialista — On. Glinne (Soc/B) — pur pronunciandosi a favore del rilancio della coope­razione politica (a condizione di rivederne le modalità per evitare che diventi un semplice alibi), considera ancor più importante un rilancio della politica comune nei settori economico e sociale.

A nome del gruppo del PPE, l’On. Tindemans (PPE/B) ritiene incoraggiante la nuova iniziati­va, ma auspica una migliore ridefinizione del ruolo delle istituzioni. L’Atto proposto non è di per sé sufficiente; bisogna prevedere le fasi successive: revisione del trattato, passaggio alla realizzazione di una vera Unione europea. 

Gli Onn. Scott-Hopkins (DE/RU) e Bangemann (Lib/D) non hanno formulato riserva; invece l’On. Spinelli (Com/l) ritiene che il progetto, lan­ciato nel momento in cui il Parlamento sta per iniziare i lavori per una revisione dei Trattati, costituisce soltanto una nuova variante di collaborazione intergovernativa e manca di immaginazione. 

Il gruppo DEP — On. de la Malène (DEP/F) teme dal canto suo che l’Europa politica faccia astrazione dell’Europa comunitaria, le cui realizzazioni sono minacciate.

L’On. Pannella (Ind/I) respinge l’idea di un Consiglio europeo sempre più potente, che accresce­rebbe la distanza fra i cittadini e i “politici”. I comunisti francesi on. Damette (COM/F) hanno accolto in modo totalmente negativo le dichiarazioni dei ministri Genscher e Colombo ritenendo che il progetto tenda a limitare la libertà d’azione di quegli Stati che vogliono realizzare un vero cambiamento sociale.

Al termine, il Parlamento ha adottato una riso­luzione in cui non si pronuncia sul merito del progetto, ma chiede di essere strettamente associato alle decisioni future.

Il Consiglio europeo del 26-27 novembre, di fronte all’iniziativa dei Governi italiano e tedesco, ha invitato i ministri degli affari esteri ad esaminare e chiarire le proposte in collaborazione con la Commissione, e a presentargli una relazione in una delle sue prossime riunioni.

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