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Intervista all’On. Emilio Colombo |
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Legittima l’ingerenza dell'Europa nelle vicende politiche austriache? È il metodo che convince poco Emilio Colombo. Il più volte Ministro degli Esteri italiano, che spesso ha legato i proprio nome ad atti costitutivi della CEE prima di rispondere sulla reazione europea, vuole "isolare", come si direbbe nel linguaggio scientifico, il "Dna dell'Europa". E lo trova nella Dichiarazione con cui Schuman lanciava la Comunità del carbone e dell'acciaio, e, addirittura, quando l'Europa era meno che un embrione, in una frase di don Sturzo. Là venivano già posti i problemi della pace, del terzo Mondo e della democrazia; il sacerdote di Caltagirone, invece, scriveva nel '36: "una cosa sarà bene affermare che non può crearsi una federazione europea sul puro terreno economico; occorre che sia affermata anche e contemporaneamente sul campo politico e su quello della pace". Ecco allora la risposta. La scalata di Haider porta in sé i caratteri di una restaurazione principi che l’Europa ha in fondo sopito: razzismo, nazionalismo, lotta contro l'immigrazione. Guai se tutto questo si diffondesse di nuovo in un’Europa oggi in preda a un’incertezza di carattere culturale e politico. L’Europa deve stare attenta di fronte a queste restaurazioni". Intende dire che il principio è fuori discussione, ma vanno rivisti gli strumenti di tale ingerenza? Esatto. L’Europa doveva forse manifestarsi soprattutto con una dichiarazione solenne che richiamasse quel Dna di democrazia. Penso anche che il Ppe dovesse intervenire sul Partito popolare austriaco facendo capire come questa sua alleanza potesse lanciare un’ombra sulle caratteristiche proprie dell'unione Europea. Non dimentichiamo che questi Paesi, Austria compresa, hanno sottoscritto il trattato di Amsterdam dove si dice, tra l’altro, che l’Europa è una grande comunità di popoli liberi, democratici e rispettosi dei diritti umani. Come giudica la posizione dei popolari austriaci? Ad Haider chiedo se le sue idee possono diventare idee europee. Chiaro che no. E chiedo al capo del Partito popolare austriaco se non sia necessario, anche al costo di non andare al potere, di mantenere la genuinità dei partiti tra i quali il suo ha vissuto e vive tuttora. Il fatto e che tutte le identità si sono annebbiate, e devo dire che anche il Ppe ha annacquato la sua identità. Tutto questo mentre si parla di un’Europa allargata a Est. Questi Paesi hanno compiuto la loro pressoché pacifica rivoluzione verso la democrazia quando si sono resi conto del fallimento del paradiso in cui avevano creduto, quando, anche attraverso il Cristianesimo ripredicato in lingua slava da Roma, hanno riscoperto la loro civiltà di fondo, e quando infine, con la penetrazione delle notizie dall’Ovest, hanno capito che oltre la "cortina" gli altri Paesi, usciti dalla guerra, avevano ricostruito la democrazia e il benessere. L'Europa, però, non può essere solo simbolo di libertà e di sviluppo economico, ma deve anche promuovere e aiutare questi Paesi. I problemi sono altri. Ad esempio? Una Unione come quella europea che voglia esercitare una funzione politica, come avrebbe dovuto fare nei Balcani e non lo ha saputo fare, può essere un’Europa formata da 25 o trenta Paesi? E da valutare se e in che misura questi nuovi Stati siano capaci di far parte non della comunità economica, ma della unione politica europea con i suoi obiettivi di stabilizzazione nelle regioni in cui l'Europa é elemento determinante. I vantaggi per l’Est forse sono fuori discussione, ma per l’Europa occidentale che peso avrebbe un’unione così allargata? Dobbiamo essere capaci di affrontare dei sacrifici perché il corrispettivo è un ordine internazionale più solido, la pace dei popoli e l’eliminazione di barriere tra genti della stessa cultura. E' un obbiettivo, per chi ancora spera nell'umanità e nel suo progresso. |
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