Intervista al Presidente Emilio Colombo di Stefano di Michele Su "Sette" (Corriere della Sera - marzo 2001)
Ma il signore dei voti non molla.
 

Emilio Colombo, quello delle 900.000 preferenze ai tempi della Dc trionfante, ha così voglia di politica che forse ci riproverà. Come? Al solito: guardando la gente negli occhi, e non cacciando chi chiede favori.

"Questi pensano all'ascoltatore non all'elettore. Invece per me ogni comizio era un'esperienza nuova".

Il prossimo mese, Emilio Colombo compirà 81 anni. Ma dietro la scrivania (mentre rievoca le sue campagne elettorali e le valanghe di voti che ne facevano: come racconta, l'eletto in Italia con la percentuale più alta di preferenze) ha l'aria di un arzillo sessantenne. Che vuole riprovarci ancora una volta.

Nell'universo dell'Italia democristiana, Colombo è stato praticamente tutto: gran capo dei dorotei, ministro in un'infinità di ministeri di rango, dal Tesoro agli Esteri, Capo del governo nei primi anni Settanta. E poi, appunto, tanti, tantissimi voti personali. il suo record è del '79, quando alle europee ebbe quasi novecentomila preferenze, roba con cui oggi si fa un intero partito.

Ride: "Mi addormentai convinto di averne raggiunte trecentomila, mi svegliai che ne avevo tre volte tanto, una percentuale molto più alta di quella di Andreotti".

Li ricorda bene i suoi mille e mille comizi, Colombo, quando, dice, "in quelle piazze non ti davano un incoraggiamento, e dovevi avere il discorso ragionato, l'argomentazione precisa, la retorica misurata". Sennò? "Sennò non ti prendevano sul serio".

E lui, che con accanimento batteva tutti i comuni della sua Basilicata, apriva "sempre con un comizio a Potenza e subito dopo a Matera, c'erano queste donne coperte con i panni neri, ma sotto vedevi gli occhi". I metodi che si adoperano adesso proprio non piacciono al vecchio leone doroteo: "Slogan? Ma no, per carità, ragionamenti".

Né gli piacciono le parole che vengono adoperate: "A quel tempo non potevi spararle troppo grosse, ne potevi usare la polemica offensiva". E dopo il comizio niente fuga frettolosa, ("anche se si cominciava alle dieci del mattino e alle dieci di sera si stava ancora in giro"), anzi "bisognava fermarsi a parlare con le persone, una per una, e a tutte prestare attenzione".

Scuote la testa: "Oggi invece registro un'insufficienza del radicamento della nostra democrazia" C'è tutt'altro giro, "solo immagini che passano, spot che si accendono e si spengono senza lasciare idee, per se non guardi direttamente la gente negli occhi non vedi neanche le sue aspirazioni".

Accende la televisione, Colombo, e anche lì trova poche soddisfazioni: "Il dibattito va bene, però c'è sempre qualcuno che interrompe qualcun altro. Sarà pure un bello spettacolo, non discuto, ma a me non piace".

Colombo ha la gestualità morbida e la lievità dei vecchi dicci di razza anche ora che "tutto è ridotto a scontro tra due ammassi di partiti".

Altri tempi, allora. Quando lui era uno dei signori delle preferenze del Biancofiore, insieme a Giulio Andreotti e, a sorpresa, Aldo Moro, che teneva alle preferenze come ci tenevamo Andreotti e io".

Il doppiopetto impeccabile, la cravatta elegante, i gemelli d'oro: sullo stile di Colombo il tempo sembra essere scivolato via, così è ora e così è possibile rivederlo nei cinegiornali di un tempo.

Ma come faceva, Presidente, ad avere tutti quei voti? Altra risata: "Sempre a contatto con la gente. Poi, sa, ho un problema: non sono mai riuscito a chiarire bene il senso di questa parola clientelismo". Vogliamo provarci? "Fino a quando provi a sistemare un amico al posto di un altro siamo tra l'organizzazione del potere e il clientelismo. Ma quando tornavo a casa e trovavo quella gente che mi aspettava, cosa dovevo fare, buttarla per le scale?". E cosa volevano? "Chiedevano"… Cosa? "Posti per i figli, la pensione, si lamentavano per qualche lentezza burocratica. Le donne, soprattutto".

E il dialogo, ricorda l'ex capo del governo, si avviava quasi sempre così: "Onore', lo sapete che io ho votato per voi?"; con la stessa, identica replica: "Zitta, non lo voglio sapere...". E poi si andava avanti come si poteva e come si doveva. "L'alternativa qual era?". E ironizza "Fare come quei deputati del Nord che non se ne occupavano, che andavano a fare il weekend e che poi hanno passato il collegio alla Lega? Senza contare anche un'anima cristiana da portare in questi rapporti".

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