Colombo: Ricominciamo da De Gasperi
"Il Mattino"
di Lino Zaccaria
 

Cinquantacinque anni fa, quando timidamente si affacciò sulla scena politica, dovette vedersela, nel collegio di Potenza con tre autentici "mostri sacri": Giorgio Amendola. già affermato leader del PCI, il vecchio Francesco Saverio Nitti. Onusto di glorie acquisite come Primo ministro e come responsabile di importanti dicasteri in vari governi e Guido Dorso, l'insigne meridionalista.

Quel giovane bene educato e timoroso di Dio, allevato all'Azione Cattolica, lottò come un leone e approdò in Parlamento. Era il 1946, Emilio Colombo aveva solo 26 anni.

Oggi dopo una lunghissima carriera costellata di affermazioni (è stato anche lui premier, presidente del Parlamento europeo e per venti anni ministro), a 81 anni rilancia una sfida che appare se non impossibile certo difficile: ripudiato da Castagnetti scende in campo con D'Antoni, contro i due candidati di Polo e Ulivo. Un match avvincente, ma che non lo spaventa. È abituato a rastrellare record di voti. "Nel 1972- ricorda - a Potenza conquistai il 70% delle preferenze". Un primato insuperato. Per comprenderne la portata basti solo pensare che a quei tempi gli altri "cavalli di razza" della Dc. Fanfani, Moro e Andreotti non andavano oltre il 40%.

E quando nel 1979, relegato da una delle ricorrenti faide democristiane ad un ruolo più marginale seppe conquistarsi spazio in Europa. divenendone presidente del Parlamento, quando nel 1979 si presentò alle prime elezioni dirette a suffragio nazionale per il Parlamento europeo, superò, nel seggio meridionale, le 900 mila preferenze. Un alto successo da "guinness". Ora. dopo un purgatorio durato qualche anno, ritenta la scalata al seggio di Palazzo Madama.

E dovrà vedersela con Gruosso e Mancusi, "persone degnissime, un sindacalista e un medico che però personalmente non conosco molto bene", ma che sicuramente non possono vantare il suo pedigrée politico.

Emilio Colombo si sta organizzando alla sua maniera. ("Sto 'bbuono, per grazia di Dio, me lo posso consentire"). La campagna elettorale partirà domenica, con un grande incontro nel principale teatro di Potenza. E proseguirà poi con un meticoloso "porta a porta", per scovare vecchi elettori e nuovi adepti alla causa.

"Chiederò ai miei concittadini di poter essere il loro senatore, cioè di poter portare al Senato la voce di questa città, dei suo hinterland e anche la voce della Basilicata e, se non temessi di suscitare qualche sorriso da parte di chi non conosce la storia, potrei aggiungere anche la voce del Mezzogiorno, ivi compresa Napoli, che è stata ed è tanta parte del mio cuore".

Colombo ha scelto Democrazia europea. ha abbandonato il partito al quale era legato da 50 anni. Un trauma. Sulla sua scrivania, in primo piano il testo dell'ultimo discorso tenuto all'assemblea straordinaria del partito. Un intervento che scatenò un uragano di applausi. "Mi è costato, non lo nego. Io ho contribuito con Martinazzoli alla nascita di questo partito, e quando Buttiglione optò per Berlusconi, io rimasi nel centrosinistra perché ho sempre sperato che il Partito popolare, non rinchiudendosi in se stesso e non essendo un'aggregazione di potere, ma essendo una libera voce, potesse riaggregare riaggregarsi. E ridiventare una forza libera. Il problema è che pur essendo noi abituati alle alleanze, abbiamo sofferto perché nelle alleanze si è decisivi se si è forti e noi oggi non lo siamo più.

L'aggregazione che si è voluta portare avanti ha significato che la grande tradizione dei cattolici politici, la grande tradizione sturziana, degasperiana si è come dissolta in un partito riformista culturalmente impreparato, ma trasformatasi solo in un'operazione di potere. Ho pensato che non fosse giusto far tacere la mia voce critica, ho chiesto la candidatura, mi è stata rifiutata. Ed ecco la scelta di Democrazia Europea. una sigla dietro la quale vedo i volti di De Gasperi, Schumann e Adenauer, persone che tutte ho conosciuto e che si sono battute per l'idea dell'Europa".

Emilio Colombo, se andrà al Senato, ("Non faccio pronostici, lotto per vincere. Mi sembra di rivedere nei miei vecchi elettori una nuova tensione ideale") si batterà soprattutto per modificare la legge elettorale. E' il suo chiodo fisso.

"Non è un sistema, è solo un meccanismo per la definizione di candidati che sono nella pratica già preeletti, perchè ciascuno dei due Poli si limita a sistemare gli uomini in cui crede di più nei collegi sicuri ,come si dice oggi" blindati". Ecco perché sono favorevole ad un ritorno al proporzionale, ad un sistema capace di favorire le aggregazioni delle grandi famiglie culturali e ideali che hanno fatto nel bene e nel male la tradizione della politica europea ed italiana. Penso alla grande famiglia liberale, a Einaudi, alla grande famiglia socialista e, perché no, alla grande esperienza dei cattolici italiani che si è espressa nella DC".

Sulla Dc Colombo manifesta rimpianti e non riesce a spiegarsi il perché della mancata riaggregazione: "Siamo divisi e favoriamo i nostri avversari. Casini ci accusa di essere vittime della sindrome di Stoccolma, perché ci siamo alleati con gli ex comunisti. E lui non è stato costretto a schierarsi con gli ex fascisti, anche se oggi hanno cambiato il loro atteggiamento in chiave chiaramente democratica? ".

Ma c'è un altro motivo di malessere nell'anziano uomo politico. La consapevolezza del cambiamento della politica. "Oggi - conclude con una vena di amarezza - più che politica è una contrapposizione di persone fra di loro. Un altro effetto aberrante della nuova legge elettorale.

Oggi decide tutto la Tv. Come sono lontani i tempi dei comizi, quando guardavi dal palco i presenti e decifravi i loro umori. Ricordo una volta a Napoli, nel 1958, quando contrapponemmo Leone al sindaco Lauro. Parlai per due ore in una piazza Plebiscito gremita. Una sensazione che non potrò dimenticare".

Pagina aggiornata al 01/02/2008 | Tutti i diritti riservati | Visitatore n. Hit Counter