Lettera di Colombo ai Popolari della Basilicata
 

Roma 13 Aprile 2001

Carissimo Amico,

ti scrivo nella tua qualità di Segretario della Sezione del partito Popolare Italiano o anche nella tua qualità di Sindaco del tuo Comune eletto nelle liste dei Popolari.

Ritengo sia dovere di uno come me che, per circa 50 anni ha militato nella Democrazia Cristiana prima e poi nel P.P.I. E che ha rivestito altissime responsabilità, di renderti conto degli avvenimenti che mi hanno coinvolto in queste ultime settimane e mi hanno indotto ad assumere precise ma anche dolorose decisioni politiche.

Più chiaro di qualsiasi altro commento, è la lettera da me indirizzata a Castagnetti, di cui ti invio copia. Essa risponde al messaggio con il quale lo stesso Segretario, dopo aver richiamato le esperienze da me vissute con parole altamente elogiative, conclude che per il metodo "ragionieristico" (la definizione è sua) con il quale si sono svolte le trattative per le concessioni delle candidature al Parlamento mi nega la candidatura al Senato che avevo richiesto per il collegio di Potenza.

Se sono veri i riconoscimenti che il Segretario Nazionale mi elargisce, non potevo accettare che la mia richiesta di essere candidato al Senato fosse valutata con criteri "ragionieristici" o per pura salvaguardia dell'esistente. Già nel 1996, per accordi intervenuti in sede regionale, giammai a me comunicati, e per intese intercorse fra le rappresentanze regionali ed i dirigenti nazionali, mi fu negata la candidatura al Parlamento. La mia esclusione dalla lista mi fu comunicata in una riunione della Segreteria Nazionale del Partito senza che ne fossi preavvertito. Eppure, in quell'occasione, accolsi l'invito rivoltomi da alcuni amici del Partito Popolare di aprire la campagna elettorale per coloro che avevano contribuito alla mia esclusione dalla lista. In quest'ultima circostanza, dopo una mia pacata conversazione con il Segretario ed il Vice Segretario del Partito, il rifiuto della candidatura al Senato mi è pervenuto attraverso una lettera.

Voglio ricordare a te, a tutti gli amici, ed anche a coloro che per salvare le proprie posizioni hanno sottovalutato o fatto sottovalutare la mia esclusione che nel 1995, un mio discorso al Consiglio Nazionale salvò il P.P.I. dalla deriva a destra proposta dall'on. Buttiglione, che avrebbe dissolto in un magma senza distinzione culturali e politiche la nostra tradizione che passa attraverso Sturzo, De Gasperi e quanti hanno lottato in Italia per la libertà e lo sviluppo in questi 50 anni.


Per me, inoltre, non si trattava e non si tratta di avere una pubblica responsabilità (ne ho avute tante!, ma essere, come desidero essere, attraverso il voto degli elettori, una voce nel Senato della Repubblica Italiana, che riaffermi valori costituzionali (sono stato costituente nel 1946) in un periodo di disordine nel quale emergono spessissimo decisioni che non sono in armonia con il disegno costituzionale allora da noi sostenuto.

Una voce che, contribuendo a riformare, come sono determinato a fare, la legge elettorale, consenta alle grandi famiglie politiche tradizionali, fra cui primeggia quella del cattolicesimo politico, di ritrovarsi insieme e non disperdersi in due poli indistinti, nei quali la loro voce, anche perché disgregati in piccole formazioni, non riescono ad emergere.

Voglio dirti, anzi ripeterti, ciò che ho scritto a Castagnetti: "restano intatte le mie convinzioni politiche: quelle per le quali ho combattuto dalle prime elezioni democratiche per la Costituente nel 1946, che ho ritenuto di confermare aderendo (intendo aggiungere contribuendo a fondare) il P.P.I. e che ho chiaramente esposto nel già ricordato Consiglio Nazionale dell'11 Marzo 1995"

Se oggi, dopo il rifiuto dei Popolari, ho trovato coerente con i principi sopra riaffermati di proporre la mia candidatura al Senato per il collegio di Potenza attraverso le liste di Democrazie Europea, è perché io penso che le dolorose vicende che noi stiamo vivendo come eredi di un grande passato possano trovare la loro composizione nella riaffermazione delle posizioni "di centro" che ci sono connaturali ed in quella alta tradizione culturale ed esperienza politica che hanno segnato la nostra storia.

Dobbiamo guardare al futuro. Se oggi devo chiedere anche ai Popolari il loro voto, è perché io posso guardare a te e gli altri come te negli occhi.

Voglio sperare che anche a partire dalla Basilicata, superando le tristi esperienze di clan dio potere, degli organigrammi privi di orizzonti politici e culturali, di meschine difese di posizioni personale, si possa lavorare al servizio della nostra Regione e della nostra Patria con alte Motivazioni ideali.

Ti saluto cordialmente

Emilio Colombo

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