Il vincitore del “Premio Carlo Magno 1979” 
della città di Aquisgrana:

Emilio Colombo
già Presidente del Parlamento Europeo
  

Il giorno dell’Ascensione, il 24 maggio, nella sala dell’incoronazione del Municipio di Aachen, l’ex palazzo imperiale, è stato conferito il “Premio internazionale Carlo Magno” per l’anno 1979 al Presidente del Parlamento europeo, Emilio Colombo, in omaggio al lavoro di tutta una vita improntato all’integrazione europea, che gli ha fatto conoscere ampiamente e precocemente, come membro del Parlamento italiano, come Ministro di diverse competenze, e come Presidente del Consiglio del suo Paese, tutti i problemi inerenti l’opera di unificazione europea.  
Il suo operato come Presidente dell’attuale Parlamento europeo ha tutelato ed accresciuto i diritti di quest’ultimo ed ha portato alla prima libera e diretta elezione di una rappresentanza popolare europea. 
Il testo della medaglia recita:
“Premio Carlo Magno 1979” della città di Aachen per Emilio Colombo. Una vita per l’Europa. 


Discorso del Sindaco della città di Aquisgrana
Kurt Malangré, il 24 maggio 1979
 

Carissimi,
in questi giorni batte l’impulso democratico in Europa. Secondo un’espressione di Emilio Colombo, con l’opportunità delle prime elezioni dirette di un Parlamento europeo, “viviamo un appuntamento con la storia”, che possiamo lasciarci sfuggire e che dà a ogni cittadino la possibilità di contribuire alla costruzione dell’Europa in prima persona, di giudicare ciò che è accaduto e ciò che non è accaduto, di diventare consapevole dei progressi raggiunti e delle occasioni perse.  
La stagnazione ha regnato per troppo tempo. I problemi in Europa si sono accresciuti a tal punto che la loro soluzione oltrepassa di gran lunga l’efficacia degli sforzi isolati dei singoli Paesi. La disoccupazione di oltre sei milioni di uomini, l’inflazione media del 10% nei Paesi della Comunità europea, l’altrettanto pressante e irrisolta questione delle fonti di energia, la minaccia per l’ambiente a livello internazionale non certamente delimitabile, i rapporti tra le nazioni europee industrializzate e i Paesi terzi, al momento confusi e insoddisfacenti, tutte queste cose rappresentano alcuni principali esempi della pericolosa impotenza dei singoli e delle opportunità non sfruttate dagli sforzi riuniti di tutti. A ciò si aggiungano le numerose insensatezze che ostacolano la vita quotidiana dei cittadini, a partire dalla disparità di ordine professionale che impedisce la libera circolazione dei lavoratori, fino agli incomprensibili aggravi e intralci nel quotidiano traffico pendolare da un confine all’altro.  
L’ideale impulso all’unificazione europea promosso da Alcide De Gasperi e da Antonio Segni, i vincitori, mai dimenticati, del “Premio Carlo Magno” del 1952 e del 1964 fu rimpiazzato da 30.000 decreti di diligenti euroburocrati. Il grande slancio fiducioso di Konrad Adenauer e Robert Schuman rimase sul terreno del conflitto di interessi all’interno del Consiglio dei ministri.  
 

 
Chi non si meraviglierebbe quindi del fatto che i cittadini europei siano diventati scettici? Per troppo tempo sono stati lasciati fuori o allontanati dalle cose politiche e indirizzati verso quelle folcloristiche. Trent’anni di sforzi europei senza un vero controllo e una vera autorità parlamentari lasciano le loro tracce, causano mancanza di informazione, rassegnazione e disinteresse.  
E ora Emilio Colombo, qui davanti a noi, uomo esemplare, politico integro, europeo instancabile. Uno dei grandi pionieri e promotori del nuovo Parlamento, il cui invito: “ non c’è nessuna alternativa all’Europa, la dovremo costruire tutti insieme”, è un appello a noi tutti, che nasce da una vasta esperienza politica, da una pressante preoccupazione, ma anche dalla consapevolezza delle grandi potenzialità e forze del nostro continente. Il 7 ottobre del 1976 fece il suo ingresso nel Parlamento europeo e cinque mesi più tardi ne fu eletto Presidente, incarico che ricopre tuttora. Da questa posizione si adoperò instancabilmente per l’elezione diretta del nuovo Parlamento e così facendo portò contemporaneamente alla sostituzione del Parlamento dei delegati da lui stesso presieduto.  
Dobbiamo quindi riconoscere in Emilio Colombo non solo una eccellente personalità politica italiana, che ha ricoperto il suo incarico secondo la propria coscienza e secondo la più democratica delle legittimazioni ogni volta rinnovata, cioè il voto dei suoi concittadini, ma dobbiamo vedere in lui l’uomo che, nella migliore tradizione romana, compie il proprio dovere storico e di precursore con estrema perseveranza, l’uomo che per eccellenza conferisce credibilità alla politica e che apre il futuro del nostro continente alla responsabilità di tutti, responsabilità che da spazio ai liberi atti di volontà dei cittadini europei.  
Per questi motivi, il comitato direttivo della società per il conferimento del “Premio internazionale Carlo Magno” della città di Aachen ha deciso di riconoscere a Lei, Signor Presidente Emilio Colombo, il “Premio Carlo Magno 1979”.

 
Elogio di Leo Tindemans

“Premio Carlo Magno 1976” Mi rallegro di potermi trattenere oggi, ancora una volta, nella città di Aachen, che a buon diritto tiene alto l’onore della propria tradizione europea. E sono lusingato di poter tenere questo discorso in occasione del conferimento del “Premio Carlo Magno”. In Europa sono largamente conosciuti l’importanza e il valore di questo Premio. Perciò, è per me fonte di particolare gioia il fatto che quest’anno si voglia riconoscere il “Premio Carlo Magno” della città di Aachen al Presidente del Parlamento europeo, il Dr. Emilio Colombo.  
Mi congratulo con l’organo che ha presieduto alla scelta del politico italiano per questo alto riconoscimento. Colombo, in qualità di membro del Consiglio dei Ministri della Comunità europea, ha preso parte a tutti i dibattiti e a tutte le decisioni al fine di arrivare all’ampliamento della Comunità europea. Il coronamento di questo impegno europeo è stato senza dubbio la sua elezione a Presidente del Parlamento europeo l’8 marzo 1977. Colombo ha più volte esposto la sua concezione di unità europea.  
In un discorso tenuto a Bonn il 13 novembre 1978 ha dichiarato: “L’Europa che voi volete e che noi vogliamo, è un’entità politica e culturale che ha la possibilità di mettere in evidenza, di fronte alle superpotenze, la nostra libertà e la nostra indipendenza.” Egli auspica l’integrazione europea; egli sa che gli organi della Comunità giocano in questo un ruolo decisivo. Le istituzioni devono funzionare bene, solo allora il potere politico si potrà sviluppare uniformemente e in maniera efficace. Egli è consapevole della situazione di crisi che persiste da anni e che ha smorzato, anzi quasi soffocato, l’entusiasmo degli europei. A tale riguardo Colombo punta soprattutto sulla gioventù. Essa è capace di osservare in maniera più acuta il campo di forze politico. Del resto l’Europa deve essere costruita con il fine di poter dare un futuro alla gioventù.  
 

 
Dopo decenni di guerre spietate e di conflitti economici, l’Europa ha capito che il futuro bisogna costruirlo insieme. La sfida delle giovani nazioni, la penuria in Europa di materie prime e la mancanza di fonti di energia, la necessaria ricerca di un rinnovamento del nostro paesaggio industriale, una seria politica di tutela ambientale, gli sforzi comuni nella ricerca scientifica, la determinazione di un punto d’osservazione responsabilmente consapevole nell’ambito determinante della politica mondiale, tutti questi problemi possono essere superati solo se i Paesi europei sviluppano una volontà politica comune, se infondono alle istituzioni attuali nuova vita e se rendono gli strumenti disponibili effettivamente utilizzabili. Un’impresa così imponente non può essere realizzata con le idee e i metodi diplomatici del 19° secolo.  
Non è assolutamente sufficiente costruire una semplice alleanza tra Stati sovrani, che alle prime difficoltà comincia a vacillare o viene dimenticata. L’obiettivo è di molto superiore, è costruire il futuro, è dare alle giovani generazioni speranze e prospettive affinché non si abbandonino ad un atteggiamento disfattistico. Il nostro obiettivo non è fare dell’Europa una fusione che assorba ogni ricchezza culturale sostituendola con una civilizzazione uniforme e incolore; questo non sarebbe uno sviluppo responsabile. Noi vogliamo dare all’Europa una forma che le consenta di conseguire la sua unità e di mantenere la sua molteplicità. L’Europa deve costruirsi da sola il suo futuro. La situazione del cittadino europeo, le sue esigenze e richieste hanno un carattere del tutto specifico. E’ per questo che anche il modello di una convivenza europea deve mantenere le singole peculiarità. Nella situazione di crisi odierna sono in gioco molte cose.  
Troppo velocemente dimentichiamo che le tragedie politiche prima della seconda guerra mondiale hanno avuto la loro origine nella divisione, nella disperazione e nel caos, aspetti tipici di questo periodo. Da allora la legislazione sociale dei nostri Paesi ha subito grandi miglioramenti. Ma l’uomo non vive di solo pane. Una società che non presenta alle giovani generazioni speranze e prospettive per l’avvenire, diventa presto vittima di un effetto shock.  
 

Io sono fermamente convinto che dobbiamo creare l’Europa, se vogliamo salvare la democrazia e costruire il futuro. Solo se rendiamo la Comunità capace di agire, abbiamo la possibilità di superare le difficoltà del presente; esse non spariranno da sole come una brutta visione; noi dobbiamo agire, agire insieme: insieme per far fiorire e crescere la nostra economia, insieme per la stabilità monetaria, insieme per la piena occupazione, insieme per un positivo esito del dialogo nord-sud, insieme per l’osservanza a livello internazionale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, insieme per la pace nel mondo.  
Emilio Colombo ha utilizzato tutte le sue forze e le sue ricerche, dove è stato possibile, al fine di fornire un valido contributo all’integrazione europea. Mai ha prevalso in lui la passione sulla ragione. Sempre ha ricercato la chiarezza nei suoi concetti e nelle sue idee, e il raziocinio nei suoi modelli di soluzione. Ma il suo carattere nobile e la sua indole moderata si uniscono a una volontà ferrea da cui sempre è animato. Possiamo quindi augurargli di conservare costantemente questo atteggiamento che tiene in grande conto i valori fondamentali dell’uomo, in un mondo che purtroppo molto spesso si caratterizza per instabilità e volgarità. Possa il suo appello del 13 marzo di quest’anno venir ascoltato da tutti gli europei: ”Lavoriamo affinché le elezioni dirette del Parlamento europeo diventino nella nostra comunità lo specchio della fiducia negli sforzi per raggiungere l’unità, affinché rappresentino per il mondo un messaggio di speranza e di pace, di sviluppo e di libertà civile, obiettivi che possono essere realizzati solo attraverso la democrazia parlamentare.” 

 
Discorso di Hans-Dietrich Genscher
Ministro federale degli affari esteri e vicecancelliere tedesco

 

Noi celebriamo oggi un importante uomo di stato d’Italia e d’Europa. Noi rendiamo onore a un uomo, che ha contribuito a dar forma all’Europa, che ha sempre concepito questa Europa in primo luogo come una comunità democratica, il cui grande obiettivo è la realizzazione dei diritti umani.  
Noi rendiamo onore all’uomo Emilio Colombo: il sincero democratico, l’umanista nella migliore tradizione italiana ed europea.  
Ha una profonda giustificazione il fatto che il Parlamento europeo abbia eletto suo Presidente Emilio Colombo, che egli abbia raggiunto nel suo periodo di carica un grande risultato, in virtù del quale noi speriamo che egli entri nella storia dell’unità europea come uno degli elementi decisivi: mi riferisco alla decisione dell’elezione diretta del Parlamento europeo. Noi agiamo in linea con le intenzioni di Emilio Colombo, se utilizziamo queste ore dedicate alla sua lode per riflettere su cosa significhi l’Europa per noi. Così facendo, con tale riflessione, dimostriamo contemporaneamente la nostra deferenza all’Italia, che così tanto ha contribuito alla formazione del carattere europeo. L’Europa non è per noi solo Europa occidentale. Varsavia, Praga, Budapest, solo per citarne alcune, sono città europee come, allo stesso modo, Magdeburg e Dresda sono città tedesche. Anche il superamento della divisione del popolo tedesco lo consideriamo non come un ostacolo per l’Europa, ma come un dovere europeo.  
Noi siamo convinti che la storia, riguardo l’attuale scissione del nostro popolo, non abbia ancora detto l’ultima parola. Signori e signore, il compito di ridare dinamica all’idea-Europa, mostra il particolare ruolo del Parlamento europeo all’interno delle istituzioni europee. Ed è proprio per questo che la prima elezione diretta del Parlamento europeo è di così grande importanza.  
  
Per la prima volta il Parlamento europeo è composto da deputati che sono stati eletti per questioni europee e non solo nazionali. Finora i cittadini hanno visto la Comunità europea soprattutto come un meccanismo di trattative fra governi e come burocrazia.
 Ora il dibattito-Europa diventa di nuovo un dibattito tenuto in ambito pubblico. Il Parlamento eletto direttamente può diventare un forte motore dello sviluppo europeo. Dipende ora dal nuovo Parlamento, contribuire attraverso il suo lavoro alla formazione di questa coscienza. Dovrà essere compito del Parlamento rappresentare la voce dei cittadini nella formulazione dei doveri concreti dell’Europa, dare risalto alle loro preoccupazioni e alle loro priorità.  
Dovrebbe essere compito del Parlamento elaborare un catalogo europeo dei diritti fondamentali. Dovrebbe essere compito del Parlamento lavorare al progetto di una costituzione per l’Unione europea, un progetto che attraverso una struttura federale possa preservare la molteplicità e la ricchezza della cultura europea e delle sue nazioni. Signori e signore, quando nel 19° secolo la Germania e l’Italia si fusero in stati unitari, il tema dell’unificazione nazionale era al centro non solo della discussione politica ma di tutta la vita spirituale. Noi raggiungeremo l’unificazione europea solo se riusciremo a fare dell’unificazione europea il punto centrale dei nostri dibattiti. L’elezione diretta introduce il Parlamento europeo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. L’Europa deve dimostrare che una società libera e uno stato liberal-democratico non sono solo ideali, ma che essi possono essere realizzati concretamente e in maniera duratura.  
I vincitori del “Premio Carlo Magno” della città di Aachen sono i garanti di questa Europa. Emilio Colombo, al quale esprimo i più cari auguri da parte del governo federale, si inserisce con onore fra loro.

 
Discorso di Emilio Colombo 

Profondamente commosso, oggi accetto con gratitudine, in questa venerabile Casa, il Premio a me conferito e ascolto le vostre così gentili parole di riconoscimento e di lode. 

Per me queste parole sono indirizzate, consentitemi l’osservazione, non tanto a me personalmente, quanto, molto di più, al grande impegno di una generazione, che nel mio Paese ha lottato per l’abolizione della dittatura, per la cessazione della guerra, per il consolidamento della democrazia pesantemente minacciata, per il progresso sociale ed economico e che ha visto nell’Europa l’ambito naturale adatto alla realizzazione dei suoi obiettivi. In ogni caso, io credo che queste elezioni dirette introdurranno una nuova fase nella costruzione dell’Europa che sarà caratterizzata da una più attiva e da una più forte partecipazione della popolazione.  
Questo sarà molto importante soprattutto per le giovani generazioni che finora non hanno trovato nella comunità stimolo sufficiente per il loro impegno e per le loro idee creative. I lamentati limiti del Parlamento europeo, li si voglia ora tenere come una camicia di forza o togliere con un colpo di mano, sono piuttosto da imputarsi all’opera di ricostruzione europea nella sua totalità. Di fronte al progressivo processo di integrazione europea, di fronte allo stadio di sviluppo che abbiamo raggiunto, che se è insoddisfacente rimane comunque considerevole, e di fronte a un così importante momento come quello della prima elezione, alla quale parteciperanno direttamente molti milioni di cittadini europei, credo che dovremmo soffermarci e riflettere ancora una volta sull’importanza che la costruzione dell’Europa ha nel mondo e nel nostro continente.  
La forza d’attrazione del processo di unificazione in Europa è un dato di fatto che negli ultimi vent’anni è stato sufficientemente dimostrato. Ora si delinea l’entrata di tre Paesi sud-europei con grandi e nobili tradizioni che possono conferire alla nostra Comunità un maggior equilibrio.  
Per tutti e tre i Paesi, l’entrata nella Comunità significa, dopo le amare esperienze della dittatura, la conclusione del loro faticoso ritorno alla democrazia; questo ritorno era indispensabile, se non volevano perdere la coincidenza con la storia europea. Ci sono però in Europa ancora altri popoli, che hanno anch’essi grandi tradizioni e che sono altrettanto convinti della posizione predominante del sistema democratico e che, però, al momento attuale e per motivi comprensibili e riconosciuti non possono prendere parte al processo di unificazione. Inoltre, ci sono gli Stati del centro e dell’est europeo che i dolorosi avvenimenti dell’ultima guerra mondiale hanno portato a un ordinamento della società molto diverso, anzi in contrasto, con il nostro.  
A mio parere dobbiamo tenere queste realtà davanti agli occhi e credo che esse ci impongano, da un lato il dovere di agire energicamente e con intraprendenza, nel senso che, favoriti dalla storia, abbiamo il compito e la responsabilità di continuare a marciare sulla via dell’unità, e dall’altro di rinunciare a ogni presuntuosità, a ogni retorica e a ogni pretesa di monopolio. In breve, noi dobbiamo andare avanti senza esitare, guardare in faccia la realtà ed evitare vuote affermazioni, dobbiamo però anche tener presente che coloro che non prendono parte a questo processo, e che sono anch’essi bravi europei, non vanno né dimenticati, né sostituiti. 
Ci sono lacerazioni nella storia e nella cultura da cui un processo politico, soprattutto se importante come quello europeo, non può prescindere, ma di cui deve rispettosamente tener conto. Queste lacerazioni non possono fermarci, dobbiamo però impedire che esse, in attesa di una cicatrizzazione lenta e a tutt’oggi non ancora prevedibile, diventino ancora più profonde. E’ forse questo un compito troppo difficile, ed è forse in contrasto con l’obiettivo predominante dell’opera di ricostruzione europea che ci siamo prefissati di portare avanti? Non credo, e una dimostrazione di questo mi sembra essere il cammino finora percorso. 
 

L’eliminazione delle tensioni esistenti fin dai tempi antichi tra i popoli della Comunità, tensioni che sfociarono in tutta Europa in numerosi e devastanti conflitti, i risultati progressivamente conseguiti nella vita economica e le nuove possibilità aperte da questi ultimi, nonostante i molti timori poi dimostratisi infondati soprattutto nell’ambito delle relazioni politico-commerciali e della cooperazione industriale e tecnica con i Paesi terzi, tutto ciò ha dimostrato a sufficienza che l’opera di ricostruzione europea favorisce e non ostacola la comprensione e la distensione tra gli Stati del nostro continente. Certo, se noi continuiamo ad andare avanti, sorgeranno sempre nuovi problemi.  
Per questo motivo, un forum come il Consiglio d’Europa, dove si riuniscono tutti i Paesi europei con una forma di governo democratico-parlamentare, deve ricevere nuovo impulso e acquistare nuova importanza. Per questo motivo bisogna seguire con interesse ogni ulteriore sviluppo relativo ai contatti tra la Comunità e i Paesi socialisti, sia che vengano coltivati direttamente o in un significativo ambito multilaterale, come per esempio durante il Congresso sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa, sviluppo di fronte al quale la Comunità si è posta del resto fin dall’inizio in maniera aperta e cooperativa. Enormi compiti attendono quindi la Comunità europea, sia in ambito politico che nei diversi settori dell’economia. Nel terzo decennio della sua esistenza, la nostra Comunità, geograficamente armoniosa tra il Mare del Nord e il Mediterraneo e dotata di un Parlamento che oramai può garantire la piena partecipazione dei popoli al processo in atto, deve saper cogliere in uno sguardo d’insieme il futuro dei temi in questione dei quali si occupa la grande società moderna. Senza dubbio il vero problema di ogni odierna società evoluta è quello che determina tutti gli altri problemi, vale a dire la ricerca di una forma di sviluppo armonioso e non frammentario, che elimini le vecchie ingiustizie e che non sia solo un cieco balzo in avanti celante anche solo la possibilità di gravi ristagni o, addirittura, retrocessioni.  
E’ il problema di questo secolo che sta finendo e probabilmente anche del millennio che sta iniziando.  
  
E’ molto importante che la sua soluzione condetermini la forza d’attrazione che la “faccenda” europea in maniera sempre maggiore esercita sulle giovani generazioni ed è determinante per il ruolo che l’Europa vuole conquistarsi nel mondo. Fortunatamente esistono nel nostro continente forze politiche e ideali che sono alla base della democrazia nei nostri Paesi e del processo di unificazione europeo e che sono in grado, nell’ambito della leale dialettica che contraddistingue le loro reciproche relazioni, di fornire il loro contributo alla soluzione di questo problema. In contraddizione con i più comuni principi economici e sociali, e in malafede, si compie un insensato abuso di alcune delle più importanti materie prime, che sono indispensabili per i Paesi del Terzo Mondo, si è inoltre alle prese con immensi e pericolosi problemi di traffico, e si continua a concentrare in zone ristrette e sovrappopolate impianti di ogni genere.  
D’altra parte, la dialettica sociale nei nostri Paesi è già a tal punto progredita, che sempre più spesso vengono date risposte contraddittorie, da cui si origina il fatto che vengono raggiunti solo risultati apparenti e successi fittizi, che improvvisamente e rapidamente evolvono in effettivi svantaggi e crescenti frustrazioni per gli utenti stessi. Ciò ha la sua motivazione nell’incapacità di effettuare una reale valutazione degli interessi globali delle società tecnologicamente progredite e della loro importanza, rispetto alle aspettative tradizionali di questo o quel gruppo. Queste tendenze storiche devono essere invertite, anche se per questo occorrono molto coraggio e iniziativa politica. In ogni caso questo compito si confà al genio dei nostri popoli, che già hanno influenzato e promosso altri importanti sviluppi dell’umanità in maniera determinante e può inoltre soddisfare le aspettative delle più giovani generazioni.  
L’obiettivo di una nuova suddivisione del lavoro a livello mondiale corrisponde alle possibilità di una Comunità europea che passo dopo passo vuole prendere in mano il proprio destino e sottrarlo alle cieche e immutabili leggi del gioco di forze tra gli Stati, per forgiarlo in armonica collaborazione con i popoli di altre zone geografiche.  

E’ vero che il problema è molto complesso e che richiede accordi internazionali che abbiano come presupposto la nascita di un vasto sentimento di solidarietà. Ma questa strada deve essere percorsa, e per far questo la Comunità europea, con la sua eredità culturale e con le sue esperienze sembra essere particolarmente indicata. 
Miei cari Signori e Signore, alla vigilia delle elezioni europee il progresso della nostra Comunità richiede nuovamente, superando tutti gli ostacoli e i pericoli ancora presenti, la capacità di sintesi e di direzione politica, questo era il senso delle mie precedenti riflessioni. 

Questo impegno deve essere espresso da tutte le forze che credono all’Unione Europea. Non possiamo accettare che gli egoismi nazionali continuino a dominare, e non dobbiamo ostacolare l’armoniosa, seppur graduale, espansione delle politiche comuni, che deve soprattutto rafforzare la coscienza sociale della Comunità.

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